Transfer e vicinanza: intervista a Luca Maria Gambardella, Prorettore per l'innovazione e le relazioni aziendali

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Servizio comunicazione istituzionale

15 settembre 2025

Il Prof. Luca Maria Gambardella è Prorettore per l'innovazione e le relazioni aziendali, Professore ordinario di Intelligenza Artificiale presso la Facoltà di scienze informatiche dell’USI e membro di IDSIA, l’Istituto Dalle Molle di studi sull'intelligenza artificiale USI-SUPSI, che ha diretto dal 1995 al 2020.

Professor Gambardella, nel campo dell’innovazione si parla spesso di due termini: transfer e vicinanza. Potrebbe darci una sua definizione in merito a entrambi?

“Il transfer può essere definito come un passaggio di conoscenza, e può essere fatto in vari modi. Personalmente, non vedo però una possibilità di transfer senza vicinanza; essa è un prerequisito del transfer in quanto è illusorio pensare di poter trasferire senza essere vicini ai propri partner e alle loro esigenze. La vicinanza sicuramente comporta lavoro, impegno, rispetto reciproco, ed è necessario avere una buona reputazione. Si comprende bene la mia idea di vicinanza partendo dal presupposto che fino a qualche anno fa in Svizzera tale concetto significava comunità. Credo che se non si parte da questo presupposto si rischia di effettuare un transfer che risulta teorico o comunque poco efficace. La premessa deve dunque essere la voglia di stare vicini, e non farlo solo per convenienza, in quanto il transfer non può essere fatto a distanza, per lo meno non il transfer che coinvolge uffici, persone, aziende, municipalità, il territorio, che è l’attività di transfer della quale ci occupiamo noi”.

Secondo lei, perché è importante che università e territorio creino delle sinergie? E in secondo luogo, in che modo l’USI promuove questa vicinanza?

“Credo che le sinergie non vadano imposte dall’alto, ma devono svilupparsi in maniera naturale. Tra i due attori, università e territorio, deve instaurarsi un rapporto simmetrico, che permetta al lavoro fatto all’interno dell’Università di avere un’attinenza alla realtà. In quanto USI, ci impegniamo per creare momenti di vicinanza con le aziende, le Innovation Roundtable organizzate da USI Transfer, occasioni nelle quali Professori e imprenditori si trovano attorno allo stesso tavolo per discutere, passando dalla teoria alla pratica. Ciò che è stato apprezzato dell’iniziativa è il fatto che non sia nata, come di solito avviene, per tentare di costruire un progetto, ma unicamente per condividere conoscenze. In quanto Professori abbiamo il privilegio di partecipare a conferenze nelle quali si discute di innovazioni che diventeranno realtà nel mondo del lavoro dopo anni. Possiamo dunque essere un osservatorio sul futuro, e durante i momenti di vicinanza con le aziende abbiamo modo di anticipare loro nuove tendenze. D’altra parte, grazie agli imprenditori possiamo comprendere quali sono le esigenze concrete del mondo del lavoro”.

In quanto Prorettore per l'innovazione e le relazioni aziendali, quali sono le sue principali responsabilità, e quali sono i prossimi obiettivi che si prefigge di raggiungere?

“Il mio obiettivo principale è rendere il nostro servizio più efficace possibile, creando le condizioni quadro perché l’innovazione e il transfer possano funzionare. Per farlo è importante creare occasioni di dialogo, ma anche “dare il buon esempio” e mostrare che è possibile fare transfer. Deve essere qualcosa che avviene in modo semplice, grazie a una relazione orizzontale. Dunque, credo che il mio compito principale sia quello di essere un facilitatore nella comunicazione tra i due mondi. La parte più complessa del lavoro è trovare un linguaggio comune per permettere un dialogo efficace tra la comunità accademica e il mondo delle imprese. Recentemente, è stata approvata la possibilità di ottenere una cattedra industriale; ovvero una cattedra per un professore finanziata da un’azienda. Si tratta di un’opportunità interessante in quanto consente di realizzare progetti a lungo termine e che richiedono investimenti cospicui. Attivare alcune cattedre di questo tipo sarà sicuramente una delle nostre sfide.

Un ulteriore aspetto per me molto importante è quello delle startup, che sono come dei piccoli semi che devono diventare piante. Qui all’USI abbiamo creato delle serre per favorire la crescita di questi semi, ma è importante che vi restino per breve tempo, perché l’obiettivo finale è quello che, metaforicamente parlando, i semi diventino piante in un mondo dove c’è il vento; ciò significa che devono avere la capacità di entrare in un mercato nel quale si trovano già numerosi competitor.

Attualmente ci stiamo concentrando per capire, in primis a livello svizzero, quali sono le nostre aree di unicità, in modo da indirizzare gli investimenti. La nostra missione, per ora, è quella di far crescere una comunità; per tale motivo non vogliamo trascurare le frange, in quanto l’innovazione può nascondersi anche lì”.

In un panorama universitario dalle limitazioni finanziarie sempre più stringenti, che ruolo gioca e può giocare questo settore, nell’attrazione di fondi per l’ateneo?

“La cattedra aziendale può sicuramente essere una via. Credo inoltre che il nostro compito sia contribuire alla reputazione e alla visibilità dell’Università. Attrarre talenti non è facile in quanto oggi la mobilità è altissima e si ha la possibilità di andare ovunque. Il tipo di transfer fatto da un’università e il numero di brevetti che possiede possono essere un fattore che attira menti brillanti. L’idea che il Ticino, e l’USI in particolare, possano essere riconosciuti come un luogo di eccellenza nel transfer è sicuramente un obiettivo in tal senso. Lavorare sull’innovazione può rendere l’università più attrattiva anche per gli studenti; ad esempio grazie all’USI Startup Centre. Inoltre, recentemente abbiamo creato il Founders' Track, ovvero un percorso all’interno di diversi programmi di Master (Master in Financial Technology and Computing; Master in Management and Informatics; Master in Artificial Intelligence) che prevede di ottenere i 30 ECTS electives attraverso dei corsi che formano gli studenti a diventare imprenditori e startupper. Ciò permette di ottenere allo stesso tempo sia una competenza tecnica, sia una competenza manageriale, e penso sia esattamente questo genere di iniziative che rende l’Università attrattiva".