Il VTF ottiene la prima luce con il contributo dell'IRSOL

Un'immagine a banda stretta del Sole acquisita durante la prima luce con il VTF . Ogni pixel corrisponde a 10 chilometri sul Sole. (VTF/KIS/NSF/NSO/AURA)
Un'immagine a banda stretta del Sole acquisita durante la prima luce con il VTF . Ogni pixel corrisponde a 10 chilometri sul Sole. (VTF/KIS/NSF/NSO/AURA)
Ingegneri e scienziati del NSO e del KIS lavorano al Visible Tunable Filter (VTF) all'interno del Coudé Lab dell'Inouye Solar Telescope, preparando lo strumento per la sua prima luce. (NSF/NSO/AURA)
Ingegneri e scienziati del NSO e del KIS lavorano al Visible Tunable Filter (VTF) all'interno del Coudé Lab dell'Inouye Solar Telescope, preparando lo strumento per la sua prima luce. (NSF/NSO/AURA)
L'Inouye Solar Telescope (NSF/NSO/AURA)
L'Inouye Solar Telescope (NSF/NSO/AURA)

Istituto ricerche solari Aldo e Cele Daccò

29 maggio 2025

Un telescopio da solo non basta. Anche se ha uno specchio primario di 4 metri – anzi soprattutto se ha uno specchio siffatto! – un telescopio non può operare se non viene dotato degli strumenti più all'avanguardia. Come il Daniel K. Inouye Solar Telescope (DKIST), che la National Science Foundation  statunitense ha installato nel 2022 sul vulcano hawaiano Haleakala e che nei giorni scorsi, dopo 15 anni di sviluppo del progetto, ha visto l'attivazione del Visible Tunable Filtergraph (VTF), il più grande e preciso spettropolarimetro al mondo. Un successo al quale ha contribuito anche l'IRSOL di Locarno.

È quella che gli astrofisici chiamano "prima luce": la prima immagine ottenuta da un nuovo strumento astronomico. Nel caso del VTF e del DKIST si tratta di una regione del Sole di 25 mila km di lato in corrispondenza di una macchia solare, ripresa alla lunghezza d'onda di 588,9 nanometri. Ogni pixel corrisponde a soli 10 chilometri: una risoluzione mai raggiunta prima.

Le macchie solari sono regioni più fredde della fotosfera, ossia della regione del Sole dalla quale arriva la luce che noi vediamo. Si formano perché gli intensi campi magnetici impediscono la salita del plasma a 6'000 gradi dalle profondità del Sole. Proprio i campi magnetici possono scatenare le violente tempeste geomagnetiche che talvolta colpiscono la Terra, nel caso migliore producendo delle meravigliose aurore polari, nel caso peggiore provocando danni anche gravi alle infrastrutture tecnologiche umane dalle quali dipendono servizi essenziali. Per questa ragione lo studio delle regioni attive del Sole è una delle frontiere dell'astrofisica non solo per la conoscenza che produce ma anche per la necessità di perfezionare le capacità predittive della meteorologia spaziale e proteggere la civiltà umana, sofisticata ma fragile.

Grazie alla sua elevata risoluzione spaziale, temporale e spettrale, il VTF offrirà ai fisici solari nuove possibilità di conoscenza dei fenomeni sulla fotosfera e nello stato soprastante, la cromosfera. Potrà determinare la temperatura, la pressione e la velocità del plasma e l'intensità del campo magnetico a diverse altitudini.

Un progetto così ambizioso è sempre il prodotto di una collaborazione internazionale. Nel caso del Visible Tunable Filtergraph ha partecipato, oltre all'Istituto di Fisica Solare (KIS) di Friburgo e il Max Planck Institute for Solar System Research (MPS) di Gottinga, anche l'Istituto ricerche solari Aldo e Cele Daccò (IRSOL) di Locarno, affiliato all'Università della Svizzera italiana. Infatti l'IRSOL possiede lo ZIMPOL, uno spettropolarimetro di elevata precisione. Le conoscenze e l'esperienza dei ricercatori dell'IRSOL si sono rivelate indispensabili per aggiungere un nuovo strumento a disposizione dell'umanità per proteggere sé stessa.