DeepSeek: l'IA cinese che fa tremare l'Occidente
Servizio comunicazione istituzionale
3 febbraio 2025
Da qualche tempo l'applicazione cinese DeepSeek, un assistente IA molto simile a ChatGPT, sta raccogliendo grandi consensi tra gli utenti, facendo tremare i suoi concorrenti statunitensi. Il Prof. Andrea-Emilio Rizzoli, Professore aggregato presso la Facoltà di scienze informatiche dell'Università della Svizzera italiana (USI) e Direttore dell'Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA USI-SUPSI), così come il Prof. Giovanni Barone Adesi, Professore emerito presso la Facoltà di scienze economiche dell'USI, hanno commentato la diffusione della nuova piattaforma su diversi media ticinesi.
DeepSeek viene dalla Cina, ma parla anche italiano e, ovviamente, inglese, ed è diventata l'applicazione più scaricata dall'Appstore, causando un crollo delle azioni delle Big Tech. "I mercati stanno verosimilmente realizzando ciò che già si ipotizzava l'anno scorso, ovvero che le incredibili performance di queste società (la sola Nvidia ha fatto oltre il 170% in Borsa nel 2024) erano basate non sulle loro effettive cifre d'affari, bensì sulla proiezione di quelle future", ha spiegato il Professor Giovanni Barone Adesi. Per contrastare il fenomeno, il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il programma Stargate, il quale prevede l'investimento di 500 miliardi di dollari nell'arco dei prossimi 4 anni per rinforzare le strutture IA statunitensi, così che restino al centro del mondo digitale. Il mondo dell'Intelligenza Artificiale (IA) è collegato a cospicui investimenti: nel 2024 globalmente sono stati investiti 500 miliardi in IA e metà della performance nel 2024 del super indice americano S&P 500 è stata possibile grazie ai guadagni registrati dalle società legate alla tecnologia dell'informazione e dei servizi di comunicazione, in particolare ai colossi del settore, conosciuti anche come Magnificent Seven: Google, Amazon, Microsoft, Meta, Nvidia, Apple e Tesla.
Il modello di base di DeepSeek è stato sviluppato con un investimento di 5.6 milioni, un'inezia se confrontato alle centinaia di milioni investiti dalle aziende statunitensi. "Per me si tratta di una notizia positiva - ha commentato il Professor Andrea-Emilio Rizzoli -. Siamo di fronte allo sviluppo di un modello con le stesse prestazioni di quelli statunitensi, ma con costi più bassi e in modalità open source, sebbene non vengano diffusi i codici di addestramento". Un ulteriore vantaggio della piattaforma cinese è rappresentato dal ridotto consumo energetico necessario per addestrarlo e per utilizzarlo. Gli Stati Uniti hanno manifestato una certa preoccupazione in seguito alla comparsa di DeepSeek sul mercato: "Fino ad ora gli investimenti e i profitti sono stati fatti principalmente negli Stati Uniti, perciò è normale che l'idea che i profitti possano essere spartiti al di fuori preoccupi, ma da un punto di vista del progresso tecnologico è normale che più concorrenti sviluppino prodotti della stessa qualità" ha spiegato il Direttore di IDSIA USI-SUPSI.
Commentando le prestazioni di DeepSeek, il Professor Rizzoli ha mostrato un certo entusiasmo: "DeepSeek ha delle performance analoghe o superiori a quelle dei sistemi occidentali, a essere differente è la sua cultura, come dimostra il fatto che al momento pare non saper rispondere a questioni ritenute scomode per il governo cinese. Ogni modello viene allineato con i valori della cultura che lo ha generato: la Cina è un governo totalitario che non ha la stessa circolazione di informazioni dei Paesi occidentali, perciò non stupisce che DeepSeek non risponda a determinate domande". Tuttavia, per le aziende, l'utilizzo di DeepSeek risulta vantaggioso, come spiegato dal Professore dell'USI: "La Cina dà alle aziende un modello open lasciando loro la libertà di usarlo, in cambio non chiede dati, ma ha il vantaggio di far adoperare su larga scala un tool basato sul modello di pensiero cinese”. Per ora non si sa ancora con esattezza come funzioni DeepSeek: "Ci atteniamo alle informazioni contenute nell’articolo pubblicato dagli sviluppatori su arXiv, il quale è privo di una revisione scientifica. Ora molti ricercatori si metteranno a testare questo modello sulle proprie macchine. Sulla base di quello che ho potuto vedere non ho però motivo di ritenere che siano state fatte affermazioni lontane dal vero o false" ha affermato il Direttore di IDSIA USI-SUPSI.
L'attuale diffusione di DeepSeek ha evidenziato come il progresso tecnologico si stia sempre più polarizzando: "Siamo di fronte a una corsa a due - ha commentato il Professor Rizzoli -. Sebbene altri Paesi come l'India o gli Stati europei non restino a guardare, Stati Uniti e Cina hanno un vantaggio tecnologico favorito da risorse economiche. L'Europa, al contrario, è frazionata e ciò non permette di mettersi d’accordo rapidamente". Secondo il Professore dell'USI, la concorrenza tra le due superpotenze è un fattore positivo e di stimolo: "USA e Cina cercano di ottenere un monopolio tecnologico, il loro obiettivo è raggiungere in breve tempo l’IA generale, o addirittura la superintelligenza, che può diventare anche una risorsa militare, soprattutto per due nazioni del genere". Una superintelligenza deve essere un'IA generale, ovvero in grado di ragionare su molti domini, come farebbe un essere umano, ma con una capacità molto superiore. "Siamo ancora molto lontani da questo obiettivo e DeepSeek non ci avvicina, sebbene abbia buone capacità di ragionamento. I modelli large language model (LLM) non sono ancora in grado di spiegare tutti i passaggi dei procedimenti che adottano per risolvere un problema, nella maggioranza dei casi i loro risultati più sorprendenti sono ottenuti per analogia: risolvono un problema riproponendo una soluzione già vista in un altro contesto. Per ora, la capacità di sviluppare soluzioni innovative e mai viste resta unicamente umana" ha concluso il Professor Rizzoli.