La sonda Parker arriva nell'atmosfera del Sole

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Servizio comunicazione istituzionale

31 dicembre 2024

La vigilia di Natale la sonda solare Parker della NASA è riuscita ad avvicinarsi a soli 6,2 milioni di chilometri dal Sole senza farsi annientare, una distanza mai raggiunta prima. Fabio Riva, Collaboratore scientifico presso la Facoltà di scienze informatiche dell'Università della Svizzera italiana (USI) e ricercatore presso l'Istituto ricerche solari Aldo e Cele Daccò (IRSOL), ne ha parlato ai microfoni di SEIDISERA (Rete Uno - RSI).

La distanza raggiunta dalla sonda Parker può sembrare di poco conto, tuttavia si tratta di un traguardo tutt'altro che irrilevante, come spiegato da Fabio Riva: “Per comprendere la portata di questo traguardo possiamo mettere in relazione le dimensioni del Sole con quelle della Terra: il Sole è enorme se paragonato alla Terra: il suo raggio è circa 100 volte quello del nostro pianeta. La distanza di circa 6 milioni di chilometri può sembrare considerevole, ma in realtà si trova già nell’atmosfera del Sole, ed è questa la grande novità”. L’atmosfera del Sole è strutturata in tre strati principali: il più interno si chiama fotosfera, successivamente si trova uno strato intermedio chiamato cromosfera, e infine troviamo la corona, che è la zona più esterna. “Da molti decenni sappiamo che più ci allontaniamo dalla superficie visibile del Sole per andare verso la corona, più la temperatura aumenta, passando da alcune migliaia di gradi fino a oltre un milione di gradi”. Si tratta di un andamento anomalo della temperatura, che generalmente diminuisce più ci si allontana da un corpo caldo. Pertanto il fenomeno deve ancora essere studiato e compreso.

La sonda Parker permetterà di effettuare delle misurazioni che non sono mai state possibili in precedenza: “Possiamo andare direttamente nell’atmosfera del Sole e misurare quali sono i campi magnetici e quali sono le particelle presenti in loco, e questo ci permette di ottenere dei dati che solo con i telescopi sono molto difficili da registrare”. Grazie alla missione della NASA sarà inoltre possibile ottenere dati utili a comprendere meglio il fenomeno delle tempeste solari, le quali rappresentano un possibile ostacolo per le nostre comunicazioni elettroniche: “Nel 2022 sono stati messi in orbita 49 satelliti di Starlink, 40 dei quali sono caduti al suolo a causa di una tempesta solare che ha fatto sì che l’atmosfera terrestre aumentasse un po’ di volume. Di conseguenza, i satelliti che dovevano trovarsi all’esterno dell’atmosfera terrestre si sono ritrovati con una densità di aria maggiore delle aspettative e ciò ne ha causato la caduta. Questi sono stati gli effetti di una piccola tempesta solare. Storicamente ne sono avvenute di ben più grandi, che possono avere conseguenze molto più gravi. Conoscere meglio il Sole e i suoi funzionamenti ci permetterà di prevedere le tempeste solari”, ha concluso Fabio Riva.

 

L'intervista completa a Fabio Riva a SEIDISERA (Rete Uno - RSI) è disponibile al seguente link (dal minuto 8:27).