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Addio a Cele Daccò

Cele Daccò riceve il diploma di membro onorario dell'USI dall'allora Presidente Marco Baggiolini (conferito il 21 ottobre 2003 in occasione del 7° Dies academicus dell'USI)
Cele Daccò riceve il diploma di membro onorario dell'USI dall'allora Presidente Marco Baggiolini (conferito il 21 ottobre 2003 in occasione del 7° Dies academicus dell'USI)

Servizio comunicazione istituzionale

3 Agosto 2021

Si è spenta oggi Cele Daccò, la più importante sostenitrice del progetto universitario della Svizzera italiana. Con la sua illuminata generosità ha reso possibile la realizzazione stessa del Campus di Lugano e il suo impegno è continuato negli anni con numerose borse di studio e con il finanziamento di progetti. L’Università della Svizzera italiana la ricorda con profonda riconoscenza.

Celestina Pasquali Daccò, detta "Cele", era nata il 27 maggio 1919. Fu sposata con Aldo Daccò, eclettico e visionario industriale, sportivo e mecenate italiano scomparso nel 1975.

Tramite la fondazione che porta il nome del marito e il suo, ha sostenuto diversi progetti e iniziative, contribuendo in maniera fondamentale allo sviluppo dell’USI, della Facoltà di Teologia di Lugano, della SUPSI, dell’IRSOL e dell’IRB. 

Membro onorario dell’USI dal 2003, Cele Daccò è stata “una donna generosa, che ha creduto fermamente nel progetto universitario, sostenendolo in maniera decisiva”. Il suo mecenatismo “ha reso possibile la costruzione del Campus di Lugano e la realizzazione delle aspirazioni di molti giovani meritevoli”, recita l’annuncio pubblicato dall’Università sui quotidiani.

 

In memoria di Cele Daccò ripubblichiamo l'estratto di un'intervista apparsa 5 anni fa in occasione dei 20 anni dell'USI e intitolata “Un progetto per emancipare la Svizzera italiana”.

Quale fu il suo primo contatto con il progetto dell’USI?
[...] "Nacque l’idea di intrecciare due progetti, quello della Facoltà di Teologia e quello del campus dell’USI, per i quali decisi di stanziare 17 milioni, 5 per la costruzione del palazzo che oggi accoglie Teologia e 12 per l’USI, soprattutto per l’Aula magna, progettata dall’architetto Aurelio Galfetti. L’ambizioso progetto di riqualifica dell’area e di realizzazione del campus che oggi conosciamo poté così prendere il via."

Il tutto avvenne attraverso la Fondazione Daccò. Cosa mosse il suo impegno?
"Mio marito Aldo aveva un’autentica ammirazione per il sistema elvetico, pur essendo un italiano con radici profonde, vive e solide nella Repubblica: suo nonno Ambrogio fu il primo sindaco, dopo l’Unità d’Italia, del Comune di Gaggiano, nel Milanese, e lui stesso fu una figura rilevante nel sistema industriale italiano. Decidemmo di trasferirci in Svizzera negli anni Settanta, alla ricerca di un approdo solido, in anni, come sappiamo, molto difficili. Trovammo un Paese con la P maiuscola, capace di strutturarsi in nome del diritto e ricco di coscienza civile. Trovammo però anche una regione – quella della Svizzera italiana – secondo noi in qualche modo negletta rispetto al resto della Confederazione. Dopo la sua morte decisi di mettere parte del capitale di famiglia al servizio di un progetto capace di emancipare la Svizzera italiana da questa sorta di “sudditanza”. Come un seme posto in un buon terreno, nella speranza che i germogli possano portare – nel medio periodo – i frutti più importanti, ovvero il continuo progresso sociale, economico e umano di questa regione." [...] 

L'intervista integrale è disponibile nel .pdf allegato a questa pagina.