L'Europa, le Big Tech e la sovranità tecnologica
Servizio comunicazione istituzionale
1 luglio 2026
La crescente dipendenza dell'Europa da tecnologie e servizi digitali sviluppati al di fuori del continente è al centro della nuova strategia sulla sovranità tecnologica presentata dalla Commissione europea. Intervenuto nella trasmissione "Prima Ora" della RSI, il Prof. Antonio Carzaniga, Prorettore per l’innovazione e le relazioni aziendali e membro fondatore della Facoltà di scienze informatiche dell'USI, ha approfondito le implicazioni di questa sfida per le istituzioni, le imprese e i cittadini.
La nuova strategia europea nasce dall'esigenza di ridurre la forte dipendenza dell'Unione europea da infrastrutture, servizi digitali e tecnologie sviluppati principalmente negli Stati Uniti e in Cina. L'obiettivo è rafforzare la capacità europea in settori strategici come l'intelligenza artificiale, i semiconduttori, i data center e i servizi cloud, così da garantire maggiore autonomia e resilienza in un contesto geopolitico sempre più instabile. Secondo il Prof. Antonio Carzaniga, questa dipendenza si manifesta concretamente nelle attività quotidiane di aziende, amministrazioni pubbliche e sistemi sanitari. "Ogni giorno utilizziamo servizi e apparecchiature che non produciamo, non amministriamo e di cui non gestiamo direttamente i dati. Se questi servizi sono considerati strategici, la loro gestione, la tutela delle informazioni e la continuità di accesso diventano aspetti fondamentali".
Le ragioni di questa situazione sono sia tecnologiche sia economiche. Alcune infrastrutture, come la produzione di microchip e memorie, sono concentrate in pochissimi Paesi, mentre servizi digitali di uso comune vengono offerti da grandi operatori internazionali a condizioni difficilmente replicabili. "Le grandi aziende tecnologiche riescono a fornire servizi su scala industriale a costi molto competitivi. Questo rende naturale, per molte istituzioni e organizzazioni, affidarsi a queste piattaforme", osserva Carzaniga. Una condizione che riguarda anche la Svizzera. "Le problematiche sono sostanzialmente le stesse anche per il nostro Paese. I sistemi di comunicazione, la posta elettronica, le videoconferenze, la condivisione e l'archiviazione dei dati sono ormai servizi essenziali per il funzionamento dell'economia moderna. Anche la Svizzera dipende in larga misura da queste infrastrutture".
Secondo il Prorettore dell'USI, costruire una maggiore autonomia tecnologica richiede investimenti sia nelle competenze sia nelle infrastrutture. Alcune iniziative sono già state avviate, anche in Svizzera, come lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale promossi dai Politecnici federali. "Esistono già progetti molto importanti, come ad esempio Apertus, che rappresentano una base sulla quale costruire. Accanto allo sviluppo dei modelli, però, è necessario dotarsi anche delle infrastrutture hardware necessarie per renderli disponibili su larga scala e metterli al servizio delle aziende e dei settori strategici".
La transizione verso una maggiore sovranità non dipende però solo dalla tecnologia. Anche il fattore umano gioca un ruolo significativo. "Molti servizi potrebbero essere sostituiti senza particolari difficoltà tecniche, ma è necessario che utenti, aziende e istituzioni siano pronti ad adattarsi al cambiamento. La componente organizzativa e culturale rappresenta spesso uno degli ostacoli principali". Infine, Carzaniga sottolinea come gli strumenti giuridici e contrattuali siano importanti, ma non sufficienti a garantire l'autonomia digitale. "Quando un servizio è considerato strategico, è fondamentale disporre di un'alternativa. Occorre avere un piano B, sviluppando soluzioni che possano essere gestite direttamente in Europa o in Svizzera".